La Storia di Roberta

La mia valigia vuota… La storia di Roberta risale a quando aveva quindici anni tra le pagine di un libro. Ma andiamo per ordine… Roberta è stata sempre una bambina vivace e la madre gli diceva spesso ”Roberta non sei mai contenta!!” ma non si riferiva al suo umore, ma al fatto che non ne aveva mai abbastanza di nulla.

Per Roberta giocare anche soltanto cinque minuti in più, era fondamentale. Perché per lei… quei cinque minuti, erano un tempo così importante da non sprecare, perché desiderava sempre scoprire con curiosità cosa si nascondeva dietro l’angolo.

Credo sempre vivamente che la creatività dei bambini va rispettata da gli adulti e i bambini hanno bisogno sempre di sostegno e di nessun freno.

I genitori di Roberta amano viaggiare e durante la sua infanzia ha vissuto insieme a loro viaggi all’estero. Ma la prima volta che gli capitò l’occasione di fare un viaggio da sola è stata quando aveva diciotto anni. Un viaggio ai campi di concentramento di Birkenau in Polonia e Mauthausen in Austria.

Roberta aveva capito da quella esperienza che voleva toccare con mano, il viaggio, la vita . E… come moltissimi viaggiatori, si è ammalata anche lei di una delle malattie più belle e terapeutiche che possiamo avere ”Wanderlust“.

Passano gli anni e in un giorno qualunque, passeggiando, entra in una libreria e il suo sguardo cade verso il titolo di un libro. “Memorie di una Geisha“ di Arthur Golden.

Lo compra, lo legge tutto di un fiato ed inizia ad appassionarsi così tanto alla figura Geisha che decide di leggere tutti i libri (tradotti anche in inglese) che trattano l’argomento.

Nel 2005 esce il film e per la prima volta vede la scena in cui Chiyo corre tra i torii del Fushimi Inari Taisha uno dei santuari più importanti e conosciuti in Giappone. Promette a se stessa, di fronte a quelle immagini, che un giorno avrebbe percorso lo stesso corridoio.

Roberta ci mette un po‘ a realizzare il suo sogno e nel frattempo si focalizza su la sua passione, di espandere e contagiarsi da ogni aspetto della cultura Giapponese.

Giappone, tredici ore di volo senza chiudere occhio. è il suo primo viaggio intercontinentale e parte con l’idea di scrivere un diario per aggiornare in tempo reale la sua famiglia.

Nasce il suo progetto “La mia valigia vuota” decide di dare questo titolo al blog per descrivere le sensazioni che l’accompagna fin da quando era bambina. Con il tempo scoprii che Il Giappone era solo l’inizio di moltissime altre avventure in giro per il mondo.

Potete seguire Roberta su Instagram cliccando qui —-› https://www.instagram.com/lamiavaligiavuota/?hl=it

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